Lavorare in montagna
La montagna friulana
Uno sguardo al passato
Le Alpi nella storia
La montagna friulana nella storia
I modelli insediativi ed economici
L'emigrazione
Nascita e sviluppo dell'industria montana
Nascita e sviluppo del turismo montano
La crisi della montagna
La montagna oggi
 



 

 

Nascita e sviluppo dell'industria montana

La nascita e lo sviluppo in montagna del settore industriale, modernamente inteso, è strettamente connesso alle attività artigianali preesistenti e ai tradizionali settori che sfruttavano il potenziale delle risorse presenti (acqua, legno, minerali, ecc.) e alla manodopera, una risorsa a buon mercato e molto affidabile.
La tessitura, la lavorazione del legno, la trasformazione alimentare, l'utensileria, l'estrazione dei minerali, l'arte fabbrile, la produzione artistica furono i settori che contribuirono a formare una esperta classe artigiana e a creare esperienze utili per i passi imprenditoriali successivi.
La pratica dell'emigrazione inoltre permetteva lo scambio di tecnologie e del sapere, favorendo l'innovazione e l'ingresso, anche in economie chiuse, delle principali tecnologie che nel corso del XIX secolo venivano sviluppate anche negli altri paesi alpini.

La montagna friulana arriva quindi alla Rivoluzione industriale con un patrimonio non indifferente di esperienze e di storia, maturata nel corso dei secoli: la produzione tessile, di orologi, di mobili, sedie e utensili per l'ambiente domestico, di coltelli e falci, di carpenteria, di birra, formaggi...

  • Jacopo Linussio e l'industria tessile
    L'esperienza tessile carnica, rappresenta un modello unico e forse irrepetibile, dovuto allo spirito imprenditoriale del paularino Jacopo Linussio (1691-1747) che nel corso del '700 porterà la produzione tessile della Carnia sui mercati di tutta Europa.
    Linussio, dopo alcune esperienze all'estero, torna in patria e realizza dei primi impianti di filatura e tessitura del lino a Moggio e Tolmezzo, che ampliato molte volte nel corso degli anni, diventerà un vero e proprio opificio. L'intuizione di Linussio è rivolta a creare una rete di tessitori a domicilio sul territorio, fornendo loro la materia prima, lino e cotone, e curando poi la raccolta del prodotto finito e la sua commercializzazione.
    Altro elemento forte dell'esperienza di Linussio fu quella, che con termine moderno, chiameremmo diversificazione produttiva; infatti accanto a tessuti di pregio e ricercati, commercializzava tessuti più a buon mercato e destinati a soddisfare i bisogni di una popolazione europea sempre più in crescita.
    Nel corso dell'Ottocento l'attività continua ma con un lento e costante declino, in parte dovuto alla incapacità degli eredi, ma soprattutto ai processi di meccanizzazione che nel corso del secolo imprimeranno una radicale trasformazione dei modelli produttivi, rendendo marginale il lavoro familiare di tessitore e filatore.
    Comunque il settore tessile mantenne una sua vitalità nell'area montana e particolarmente in quella pedemontana, legata anche all'attività serica che Venezia aveva fortemente sostenuto. Tale attività, articolata sia nell'allevamento dei bachi, che nella filatura e tessitura continuerà fino al secondo dopoguerra.

    SPUNTI PER LA RIFLESSIONE [n.9]

  • L'industria meccanica e metallurgica
    Accanto all'industria tessile, una presenza continua e diffusa sul territorio montano è quella della metallurgia e della meccanica, legata alla presenza sul territorio montano di alcune risorse minerarie che diedero vita, in alcuni casi, a significative esperienze estrattive (Cave del Predil, Avanza, Cludinico, Raveo e Lauco).
    Inizialmente la trasformazione dei minerali locali o di quelli ferrosi importati dalla vicina Stiria, era destinata ad una produzione finalizzata alla domanda di utensileria locale. Si trovano quindi nel corso dell'Ottocento fabbricanti di serrature a Sutrio, di chiodi nelle Valli del Torre, di coltelli, falci e forbici a Maniago e di orologi a Prato Carnico, oltre ai fabbri sparsi in tutti i centri delle valli alpine.
    Anche in questo caso vanno segnalate alcune esperienze: quella della famiglia Solari di Pesariis, che fin dal Settecento inizia a produrre orologi da torre e che tutt'oggi, dopo alterne vicende e divisioni aziendali, è attiva sia nel settore tradizionale che in quello dell'elettronica (segnatempo, display, etc.); e quella dei coltellinai di Maniago.
    L'attività fabbrile a Maniago è testimoniata fin dal Medioevo quando la produzione oltre a coltelli, roncole e falci era indirizzata alla realizzazione di oggetti per l'agricoltura, per l'edilizia e nell'ambito delle armi. Tale produzione si diversificherà ulteriormente nei secoli successivi, e con l'introduzione di prodotti facilmente commerciabili, coltelli soprattutto, questa si espanderà ulteriormente, coinvolgendo numerose piccole imprese artigianali di stampo familiare.
    Tra alterne vicende e processi di trasformazione, legati alle diverse situazioni storiche, la produzione permane ancor oggi attiva e rappresenta una delle aree produttive vitali della montagna friulana.
  • L'industria estrattiva (marmo e pietra)
    Oltre all'attività estrattiva indirizzata alla metallurgia, esisteva quella legata alle cave di marmo, di pietra e di materiali finalizzati alla produzione di laterizi e ceramiche per l'edilizia. Piccole fornaci erano diffuse in tutto il territorio montano, mentre gli stabilimenti maggiori erano insediati nei fondovalle o a ridosso della fascia pedemontana. In questo settore va segnalata la presenza di cave di marmo a Forni Avoltri, sul monte Verzegnis, a Pramosio, a Timau, e di pietra piasentina nelle Valli del Natisone. Tali attività rappresentarono una realtà produttiva importante, ma gli alti costi di estrazione e di trasporto le fecero progressivamente declinare, tranne quelle che per la particolarità e qualità del prodotto seppero mantenersi sul mercato, come il caso evidente della pietra piasentina nel Cividalese.
  • La lavorazione del legno
    Oltre al fiorire della prima trasformazione (segherie) e della fornitura di legname da brucio, si svilupparono nell'area montana tutta una serie di laboratori artigianali che offrivano alle comunità locali il soddisfacimento delle esigenze legate al vivere e all'abitare: mobili, sedie, tavoli, infissi, coperture, oggettistica domestica.
    In alcuni casi queste attività si trasformarono localmente in iniziative artigianali più evolute e in qualche caso assunsero i connotati di imprese industriali, tuttora operanti. Basti ricordare la produzione di mobili a Sutrio, quella, un tempo, di sedie rustiche nel tarcentino, dei cucchiai in legno e di altri oggetti domestici e per l'agricoltura di Claut e Cimolais, che tra la fine dell'Ottocento e la prima guerra mondiale raggiunse quasi i due milioni di pezzi esportati, con la vendita ambulante, in tutto il Nord e Centro Italia.
    Anche in questo caso va ricordato che successivamente la concorrenza con la pianura determinò una forte crisi del settore a vantaggio dei distretti produttivi del Manzanese, del Livenza e della alta pianura orientale.
    Completano il quadro, relativo alla prima fase dell'industrializzazione in montagna, l'industria alimentare connessa all'attività di allevamento (caseificazione), cerealicola (molitura), alla distillazione (alcolici e birra), che era abbastanza diffusa sull'intero arco montano.
  • La produzione di energia elettrica
    Il passo successivo, che comporterà da un lato la sfida con l'industria di pianura e dall'altro l'ammodernamento tecnologico e dei modi di produzione, va inquadrato necessariamente all'interno di due fattori fondamentali: la produzione di energia elettrica e del cemento. Questi due elementi, non solo saranno determinanti per la storia dell'industria montana, ma avranno un impatto significativo sull'intero ambiente, trasformando la morfologia di intere valli (basti pensare alla costruzione degli invasi artificiali - Sauris, Ampezzo, Verzegnis, Vajont - e allo sfruttamento delle pendici marnose) e rendendo ancora più stretto il legame di dipendenza con la pianura, che in questo caso sfruttava per i propri fini industriali l'energia che veniva prodotta dalla montagna.
    Ma la presenza in montagna di energia a basso costo spinse alcune iniziative industriali a localizzarsi nel suo territorio: è il caso delle cartiere (Moggio, Tolmezzo, Ovaro), dei cascamifici e cotonifici, che però prediligono la fascia pedemontana.
    In questo quadro va inserito il periodo fino alla seconda guerra mondiale che vede un consolidamento di alcune iniziative (metallurgia e meccanica), specie di quelle collocate nei fondovalle; la stagnazione di altre (il tessile tradizionale e l'industria estrattiva) e lo sviluppo di nuovi settori, legati soprattutto alle nuove potenzialità energetiche, quali quelle delle cartiere, dell'elettricità e dei materiali edilizi.
    Vanno ricordati, in ordine sparso, alcuni esempi significativi: l'acciaieria Weissenfels nel Tarvisiano, ancor oggi una delle presenze industriali più significative della montagna friulana, le cartiere di Tolmezzo, Moggio e Ovaro, i cementifici nel cividalese, mentre si confermano le iniziative dei Solari, delle coltellerie a Maniago, dei mobili a Sutrio. In questo periodo va poi segnalato la nascita della fitta rete di latterie e caseifici cooperativi o turnari che consentiranno a tutto il settore di fare un salto di qualità passando da una dimensione familiare ad una più ampia e commercialmente significativa.
  • Il secondo dopoguerra
    Il secondo dopoguerra vede uno sviluppo industriale concentrato essenzialmente in pianura, mentre in montagna si assisterà ad un lento e progressivo chiudersi di esperienze e realtà produttive, che resistono debolmente nei fondovalle o in alcuni centri più facilmente collegabili con le principali vie di comunicazione. Anche nei settori tradizionali la montagna entra in crisi, messa in concorrenza con gli altri paesi alpini. Solo negli ultimi anni, a fronte di politiche incentivanti e della creazione di aree artigianali e zone industriali, si assiste ad una certa ripresa, complice anche l'attenzione verso nuove produzioni quali quelle dell'occhialeria, dell'elettronica e della componentistica.