|
|
L'emigrazione
Complessivamente dal dopoguerra in poi la montagna ha perso
più di un quarto della sua popolazione, già fortemente segnata
dai flussi migratori di fine ed inizio secolo. La sua popolazione
ha raggiunto i centri del fondovalle, i centri della pianura,
le zone industriali del Nord Italia o i tradizionali bacini
migratori dell'Europa e delle Americhe.
L'emigrazione è per la montagna un fenomeno antico e [come si
è già ricordato, ] funzionale per certi versi al modello economico
agro-silvo-pastorale, garantendo quella integrazione di reddito
necessaria per il raggiungimento di un adeguato tenore di vita.
Già dal XVI secolo si hanno notizie di venditori ambulanti carnici,
i cramârs, che con la loro mercanzia raggiungevano i territori
d'Oltralpe e le lontane regioni dell'Europa orientale. Era questa
una emigrazione tipicamente stagionale (di tipo invernale),
che interessava solo la popolazione maschile. Inoltre, questi
"commercianti" contribuirono a diffondere i prodotti locali,
specie quelli tessili e quelli dell'artigianato in legno, che
venivano apprezzati per la loro alta qualità. Della loro importanza
vi è traccia nelle chiese e nei palazzi della Carnia, che proprio
con i loro proventi, contribuirono ad abbellire e ad arricchire
con preziose opere di oreficeria e d'arte.
Ma nel corso dell'Ottocento questo tipo di emigrazione venne
meno e venne sostituita da quella, sempre stagionale ma estiva,
quando emigrava soprattutto manodopera fortemente specializzata
e quindi ben retribuita quali boscaioli, carpentieri, segantini,
muratori, fabbri.
L'emigrazione che ha interessato la montagna friulana quindi
si è articolata, a seconda dei periodi, in forme diverse: stagionale
(invernale ed estiva); temporanea, cioè con permanenza non definitiva
nei luoghi raggiunti, e definitiva. Ma va ricordato che altri
fenomeni di abbandono, pur non rientrando nei caratteri dell'emigrazione,
sono stati e sono ancora attivi, quale ad esempio lo scivolamento
a valle, cioè l'abbandono dei centri in quota per trasferire
definitivamente la propria residenza nei paesi di fondovalle
o in quelli più vicini alla pianura, come Tolmezzo o Maniago,
più dotati di occasioni di lavoro e di servizi.
La partenza delle forze giovani, dinamiche e più motivate ha
impoverito un'area che invece, proprio sulle risorse umane,
doveva contare per il proprio futuro.
SPUNTI PER LA RIFLESSIONE [n.8] |
 |
|
 |
|