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I "pirati" dell'isola del lavoro

E' proprio così: anche sull'Isola del Lavoro, come su ogni Isola piena di ricchezze, si aggirano varie bande di "pirati", di persone cioè che cercano di truffare o di sfruttare gli abitanti dell'isola, cioè coloro che lavorano.

A volte è facile riconoscere i pirati e tenersene quindi alla larga, ma in altri casi la differenza tra rapporto di lavoro regolare e irregolare si fa molto sottile e quindi difficilmente percepibile; inoltre qualche piccolo raggiro può avvenire anche in forma meno evidente, ad esempio attraverso l’impropria applicazione delle forme contrattuali (essenzialmente utilizzando rapporti di lavoro autonomi o parasubordinati, più flessibili e meno costosi per l’azienda al posto di un’assunzione alle dipendenze, che porterebbe a te il vantaggio delle migliori coperture previdenziali e normative, oltre che salariali).

Cerchiamo quindi di passare in rassegna le trappole più frequenti che si incontrano nel mondo del lavoro. In primo luogo troviamo le truffe vere e proprie. Si tratta di situazioni piuttosto diffuse anche se abbastanza facilmente identificabili: comunque, se molte persone ogni anno vengono raggirate, vuol dire che la prudenza non deve mai venir meno. Al di là delle varie forme con cui tali truffe vengono realizzate, esiste un indizio preciso che deve farti insospettire e "drizzare le orecchie": la richiesta di denaro in anticipo rispetto all'avvio del rapporto di lavoro.

Sia che si tratti del costo della frequenza di un corso di formazione che ti viene presentato come propedeutico ad una successiva assunzione certa, che del pagamento di una somma di denaro in cambio di una promessa di "addomesticamento" di un concorso o di un colloquio di selezione, che di un acquisto di materiale da vendere "porta a porta" o da lavorare a domicilio, la richiesta anticipata di pagamento è l'elemento che accomuna tali situazioni a rischio.

Con questo non vogliamo ovviamente "demonizzare" ogni situazione in cui ti viene richiesto del denaro: esistono ad esempio corsi di aggiornamento o di formazione professionale molti validi e seri, la cui frequenza è a pagamento, ma in questi casi non ti verrà certamente prospettata la certezza di una successiva assunzione che nessun ente di formazione può garantire.

Un'altra tipica situazione a rischio è quella nella quale ti viene sottoposto un contratto (o addirittura una "lettera in bianco") da firmare: in questi casi il suggerimento generale che ti diamo è quello che tu chieda di poter esaminare con calma il contratto (e magari di farlo esaminare a persone più esperte di te), prima di apporre una qualsiasi firma, anche quella apparentemente più "innocente" (per ottenere maggiori informazioni o come prova di essere stato effettivamente contattato dal proponente).

Certi contratti prevedono infatti norme-capestro, abilmente camuffate, che ti costringono poi ad acquistare beni o servizi (come computer, software, enciclopedie, dispense di corsi, ecc.) a prezzi esorbitanti. Se poi ti chiedono di firmare qualche "lettera in bianco", probabilmente utilizzabile nel momento "opportuno" per farti dimettere "volontariamente" dal posto di lavoro, l’unica soluzione è il rifiuto e possibilmente la denuncia, magari tramite il sindacato, dell’accaduto.

Un altro momento particolarmente critico nel percorso di ingresso nel mercato del lavoro è quello nel quale vengono definite le condizioni del rapporto di lavoro dipendente. Anche in questo caso vi sono situazioni palesemente irregolari ed altre invece dove la distinzione tra lecito ed illecito è molto meno evidente. Alla prima situazione appartengono i casi, per fortuna abbastanza rari nella nostra regione, di sfruttamento del lavoro minorile, di imposizione di orari di lavoro o di retribuzioni palesemente al di fuori delle prescrizioni di legge o delle indicazioni previste nei contratti collettivi nazionali di lavoro.


Ma anche nei casi in cui ci troviamo di fronte a condizioni di lavoro "ragionevoli", dobbiamo stare attenti in particolare a due ricorrenti situazioni a rischio:

  • la prima riguarda il cosiddetto lavoro nero, cioè un rapporto di lavoro (o per meglio dire un non-rapporto di lavoro) nel quale ti viene sì riconosciuto un corrispettivo economico per la tua prestazione lavorativa, ma senza una "ufficializzazione" del rapporto e soprattutto senza il pagamento di tutte quelle voci indirette ed accessorie della busta paga quali i contributi previdenziali (che un domani ti daranno diritto alla pensione), i contributi assicurativi (che ad esempio ti garantiscono in caso di incidente sul lavoro), il contributo al Servizio Sanitario Nazionale, ecc.. Come si fa a difendersi da questa situazione? Un primo e più semplice modo è naturalmente quello di prevenirle, rifiutando simili proposte di lavoro. Ma anche nel caso in cui tu fossi già coinvolto in una condizione simile, qualcosa si può sempre fare: ricordati che basta dimostrare di svolgere un’attività remunerata alle dipendenze di un datore di lavoro, per poter avere diritto (anche retroattivamente, pur attraverso un iter giudiziario purtroppo spesso lungo e complesso) alla regolarizzazione del rapporto di lavoro stesso, anche in presenza di accordi verbali o scritti di tipo diverso!
  • la seconda riguarda i rapporti di collaborazione, e in particolare quelli che rientrano nell’area del lavoro parasubordinato. Queste posizioni lavorative, spesso appartenenti formalmente all'area del lavoro autonomo, a volte vengono applicate in modo scorretto, cioè non perché si sia effettivamente di fronte ad una prestazione di lavoro autonomo, quanto piuttosto per "aggirare" gli obblighi per il datore di lavoro che scattano in caso di assunzione regolare. In questo caso si richiede al lavoratore di intrattenere un rapporto di "prestazione occasionale di lavoro", di "collaborazione coordinata e continuativa", di "associazione in partecipazione", ecc.. Al di là delle diverse forme utilizzate, va sottolineato che tali rapporti di lavoro non sono di per sé illegali, in quanto sono esplicitamente previsti dalla normativa vigente. E' solo quando vengono utilizzati in sostituzione di un vero e proprio rapporto di tipo subordinato che si esce dalla legalità per entrare nell'area dell’illegalità. Ad esempio, un geometra che collabori saltuariamente con uno studio professionale di architettura, su specifiche commesse di lavoro e magari svolgendo parte del lavoro in studio e parte a domicilio, è pienamente legittimato ad instaurare un rapporto autonomo di prestazione occasionale di lavoro. Ciò non è più vero nel caso di una dattilografa che lavori presso un’azienda con continuità, rispettando un preciso orario di lavoro e le direttive di un superiore, utilizzando esclusivamente le attrezzature dell'azienda. Come abbiamo già avuto modo di dire la distinzione tra lavoro subordinato e lavoro autonomo non sempre è così facile!