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Il
lavoro parasubordinato
La
parasubordinazione si verifica in presenza di rapporti di collaborazione
coordinata e continuativa. Sotto questa voce vengono codificate
una serie di situazioni negoziali di natura assai vasta ed eterogenea,
che dovrebbero essere caratterizzate dalla natura sostanzialmente
autonoma della prestazione lavorativa (totale indipendenza professionale
nello svolgimento dei compiti assegnati) ma dall’obbligo di
fornire una prestazione d’opera in forma coordinata e continuativa.
Alcune forme di lavoro parasubordinato sono da questo punto
di vista da tempo praticate (pensiamo alle prestazioni professionali
nell’ambito di Consigli di Amministrazione, organi di controllo,
ecc., che richiedono una certa continuità nel tempo ma sono
praticate da effettivi liberi professionisti), altre sono emerse
negli ultimi anni per portare alla luce del sole, senza accollarsi
costi e rigidità eccessive, forme di lavoro molto prossimo alla
classica prestazione subordinata: perché la prestazione si svolge
presso la sede del "committente", secondo orari prestabiliti
e in un contesto organizzato che lascia relativamente poca autonomia
operativa al prestatore, pur se generalmente comporta l’attribuzione
di una responsabilità diretta nel raggiungimento dei risultati
concordati in sede di attivazione del contratto.
Nella realtà il lavoro parasubordinato comprende dunque posizioni
molto diverse tra loro (cfr. scheda rapporti di collaborazione):
- la
collaborazione coordinata e continuativa, di cui si è detto,
che generalmente viene attivata attraverso un contratto
d’opera professionale (art. 2229 e seg. del codice civile);
- taluni
rapporti associativi di lavoro, come il contratto di associazione
in partecipazione e anche le prestazioni fornite da soci
d’opera o soci lavoratori in cooperative;
- alcuni
contratti di collaborazione diversi dal contratto d’opera
professionale, come i contratti di mandato, di spedizione,
di deposito (utilizzati per attivare numerose forme di lavoro
"atipico" ben conosciute dai giovani: recapiti, consegne
pubblicitarie, ecc.).
Il
lavoro parasubordinato, dal punto di vista delle sue caratteristiche
professionali e dell’ambiente in cui viene svolto, non si
distingue eccessivamente da quello alle dipendenze di un datore
di lavoro privato.
Molte volte rappresenta una "necessità" subita da chi si trova
a prestarlo, magari come anticamera di una possibile assunzione,
e in altrettanti casi finisce per essere solo un’occasione
per fare qualche lavoretto precario, magari continuando a
studiare o in attesa di opportunità migliori (oggi capita
di vedersi proporre un contratto di associazione in partecipazione
anche da parte del fast food appena aperto che cerca giovani
per farli lavorare nelle ore di punta del servizio).
In altri casi, tuttavia, la "parasubordinazione" rappresenta
una modalità ideale di svolgimento di mansioni ad alto contenuto
professionale tipicamente libero professionali, che possono
essere svolte nel modo migliore utilizzando contratti di collaborazione
e associazione, che garantiscono la possibilità di disporre
di una struttura organizzata cui appoggiarsi dal punto di
vista operativo e dell’accesso "al mercato" (pensiamo agli
Istituti di ricerca, a taluni studi professionali, ecc.).
In altri casi ancora muoversi nell’ambito del parasubordinato,
misurandosi necessariamente con l’instabilità del rapporto
di lavoro (ma con garanzie legislative che si stanno oggi
affinando) e con l’assunzione di responsabilità personali
nei confronti del risultato del proprio lavoro, fa maturare
attitudini al lavoro indipendente che possono creare i presupposti
per il "salto" verso il lavoro indipendente e l’impresa.
COME SI DIVIENE LAVORATORE PARASUBORDINATO?
Sostanzialmente attraverso un rapporto diretto di valutazione
individuale tra il committente (di fatto il "datore di lavoro")
e l'aspirante "prestatore d’opera" (che in molti casi non
è che un cercatore d’impiego).
Se il rapporto di collaborazione assume caratteristiche non
occasionali diviene necessaria l’apertura di una partita IVA.
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