Glossario # L
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  Lavoro autonomo  
     
 


Mettersi in proprio

Dal momento in cui si entra nel mercato del lavoro, ognuno di noi ha la possibilità di percorrere due strade alquanto diverse.
La prima è la "via maestra", quella più affollata e "facile", che coincide con il lavoro dipendente  [25], sia nell’ambito pubblico che in quello privato.
La seconda, molto meno frequentata, più impervia, difficile e rischiosa, ma anche più ricca di soddisfazioni (non solo monetarie), è quella del lavoro autonomo, quella del "mettersi in proprio".
In effetti, l’intraprendenza e l’imprenditorialità rappresentano il vero motore di un sistema economico, una caratteristica che nell’economia odierna deve essere sempre più diffusa e condivisa (persino nell’ambito del lavoro dipendente).

La differenza tra lavoro autonomo e lavoro subordinato

In base a cosa si pu distinguere il lavoro autonomo da quello dipendente? Il confine tra le due forme è molto più incerto e problematico di quanto si potrebbe pensare di primo acchito.
La differenza fondamentale risiede nel fatto che, mentre il lavoratore subordinato si obbliga a rispettare le direttive date dal datore di lavoro per un periodo di tempo più o meno lungo, in cambio di una retribuzione mensile preconcordata, il lavoratore autonomo si assume l’obbligo, attraverso un contratto con un cliente (committente o appaltatore), di fornire uno specifico bene o servizio, in cambio del pagamento corrispondente a quel bene o servizio.
In altre parole, nel primo caso (lavoro dipendente):

    • vi è un vincolo di subordinazione; le energie e competenze vengono assoggettate alle direttive ed ai comandi impartiti dal datore di lavoro;
    • in virtù di ci, si riceve mensilmente uno stipendio fisso preconcordato;
    • si è inseriti in una struttura produttiva ed organizzativa definita dal datore di lavoro (da cui dipendono tempi, modi, luoghi dell’attività lavorativa);
    • si fornisce una prestazione continuativa e soggetta a precisi vincoli di orario;
    • non si possiedono i mezzi con cui si lavora, né è possibile gestirli liberamente.

Invece, nel secondo caso (lavoro autonomo):

    • l’obbligazione contrattualmente assunta non è quella di sottoporsi ad un vincolo di subordinazione, bensì quella di fornire lo specifico bene o servizio per il quale ci si è contrattualmente impegnati;
    • il pagamento ricevuto non è altro che il compenso per la fornitura di tale bene o servizio;
    • a tal fine, il lavoratore autonomo possiede e/o gestisce autonomamente i mezzi necessari per lo svolgimento della propria attività;
    • in particolare egli dispone liberamente del proprio tempo, delle proprie capacità, energie ed abilità.

Si consideri inoltre che alla maggiore libertà ed alle maggiori gratificazioni (non solo di ordine monetario) corrispondono anche, per il lavoro autonomo, maggiori rischi, minori tutele e maggiori oneri:

    • le entrate economiche non sono garantite e stabili, ma sono legate all’andamento degli "affari". Se gli affari vanno male, non c’è guadagno;
    • non sono concessi ai lavoratori autonomi molti dei diritti e delle tutele spettanti ai lavoratori dipendenti (per esempio nessuno paga al lavoratore autonomo le ferie, le indennità di maternità, le indennità di malattia o la cassa integrazione guadagni  [15]);
    • i contributi previdenziali ed assistenziali  [27] (versati per avere diritto alla pensione pubblica e per ricevere i servizi sanitari pubblici) sono completamente a carico dal lavoratore autonomo, a differenza di quanto accade nel caso del lavoratore dipendente;
    • sono molto numerosi gli adempimenti di tipo burocratico, contabile e fiscale a cui il lavoratore autonomo è tenuto, tanto che nella maggior parte dei casi, per espletare tali obblighi, egli è costretto a ricorrere a professionisti del settore (commercialisti, consulenti del lavoro, ecc.).

Le strade del lavoro autonomo

Anche nell’ambito del lavoro autonomo, come in quello del lavoro dipendente, possono essere individuati percorsi differenziati.
Semplificando al massimo se ne possono indicare tre principali:

1. La prima via del lavoro autonomo è quella della libera professione. In questa categoria rientrano avvocati, geometri, architetti, ragionieri, commercialisti, consulenti del lavoro, ecc. Per avviare un’attività nell’ambito della libera professione è necessario:

    • aprire la Partita IVA  [52];
    • iscriversi al proprio albo professionale di appartenenza (per accedere al quale bisogna avere i titoli di studio idonei e, generalmente, superare un esame di idoneità);
    • iscriversi alla "Cassa di previdenza autonoma" relativa alla propria categoria (la maggior parte delle categorie professionali ne ha una), oppure all’INPS  [46].

2. La seconda via del lavoro autonomo è quella che consiste nella costituzione di un’impresa (  Impresa [42]). Si consideri che ci sono tanti tipi di impresa ed altrettanti modi di essere imprenditore. Basti pensare che costituiscono un’impresa sia la piccola ditta artigiana composta da una sola persona e priva di lavoratori dipendenti, sia la Fiat o la IBM.
Per costituire un’impresa è necessario:

    • aprire la Partita IVA;
    • iscriversi al Registro delle ditte, presso la Camera di Commercio  [14];
    • iscriversi all’INPS;
    • se l’impresa non è individuale ma collettiva, è necessario preventivamente costituire la "società": con una "Scrittura privata autenticata", per le società di persone; con un "Atto pubblico" per le società di capitali (  Forme d’impresa [38]) .

3. La terza via riguarda una vasta e variegata tipologia di attività che sinteticamente possiamo descrivere come rapporti di collaborazione  [74]. In questo caso non è necessaria tutta una serie di adempimenti richiesti invece in altri casi del lavoro autonomo, cioè l’iscrizione ad un albo professionale, l’iscrizione al Registro delle Ditte, l’apertura della partita IVA, la tenuta dei libri contabili.
L’unico adempimento richiesto, peraltro non in tutti i casi, è quello dell’iscrizione all’INPS.
In questo ambito rientrano molti tipi di attività tra le quali le più note sono il contratto di collaborazione coordinata e continuativa, il contratto di prestazione d’opera, il contratto di partecipazione in associazione .
Si tratta di soluzioni diffusamente praticate nell’ambito del settore dei servizi (consulenza aziendale, attività di segreteria, traduzioni, praticantato presso studi professionali, promozione di prodotti assicurativi, ecc.).
Possono rientrare in questo gruppo anche alcune di quelle attività di vendita, frequentemente proposte da imprese commerciali di vario genere, soprattutto ai più giovani, e di cui si possono riscontrare molti esempi nelle pagine degli annunci economici (  Inserzioni [47]).
Peraltro, in alcuni casi, tali contratti possono dar luogo a rapporti di lavoro che assomigliano molto a quelli del lavoro dipendente. Per questo, in tali circostanze, si parla di attività parasubordinate (  Contratto di lavoro [25];  Lavoro parasubordinato [60];  Rapporti di collaborazione [74]).