Glossario # C
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  Conoscenze personali  
     
 

Usare la risorsa relazionale

Più volte si è ripetuto, nel corso di questa Guida, che l’attività di ricerca di un lavoro non si svolge in solitudine. Le nostre relazioni sociali, del più vario genere, costituiscono infatti una risorsa preziosa che deve essere valorizzata e sfruttata al massimo grado per poter raggiungere i risultati sperati.
Non si dimentichi che quando in un’azienda si apre lo spazio per nuove assunzioni "si sparge subito la voce", a cominciare dai dipendenti dell’azienda stessa. Il vecchio ed arcaico, ma sempre efficace, sistema di comunicazione del "passaparola", potrebbe portare la notizia fino a noi.
Più in generale, le persone che conosciamo possono fornirci utili informazioni, indicazioni, consigli, aiuti, vuoi perché svolgono un certo lavoro, vuoi perché conoscono bene determinati ambiti economici, vuoi perché hanno già effettuato esperienze simili alle nostre.
E’ bene perci ricostruire una vera e propria mappa delle proprie conoscenze:

    • parenti;
    • vicini di casa;
    • amici;
    • compagni di scuola;
    • conoscenze varie, fatte nel corso delle proprie esperienze ed attività;
    • conoscenti dei propri genitori, parenti ed amici.

A questo punto si pu stabilire una vera e propria rete di contatti.
Si rammenti che, per massimizzare la resa della risorsa relazionale, è preferibile:

    • rivolgersi ad ogni persona contattata non con richieste generiche, ma con richieste specifiche legate al suo particolare ruolo, attività ed esperienza;
    • far sempre sapere quello che cerchiamo, i nostri obiettivi professionali, le competenze ed abilità possedute. Più diffusamente circoleranno queste informazioni, e maggiori saranno le possibilità di raggiungere l’obiettivo.

Il "raccomandato": un animale in estinzione

Parlando di "conoscenze" non ci riferiamo assolutamente a quella che molti considerano una condizione essenziale per trovare lavoro, cioè la famosa raccomandazione.
E’ innegabile che molte persone si affidino a questo strumento, considerandolo l’unico utilizzabile. Ed è altrettanto innegabile che in alcuni casi essi raggiungano il risultato.
Tuttavia il "raccomandato" è senz’altro una figura in declino.
In primo luogo perché le persone vogliono sempre di più essere artefici del proprio destino lavorativo e sono sempre meno disposte a "dipendere" da questo o quel personaggio di potere.
In secondo luogo, perché nel mercato del lavoro stanno rapidamente diminuendo i famosi "posti" di lavoro, garantiti a vita e non esigenti in termini di professionalità, capacità e motivazioni dei dipendenti. Era questo, nel passato, il terreno in cui proliferavano le raccomandazioni.
In terzo luogo, perché, con le note vicende di "Tangentopoli", il numero di "potenti" (soprattutto politici) disposti a fare la fatidica telefonata sta rapidamente decrescendo.

Chiedere, non elemosinare

Non bisogna rivolgersi alle persone con la mentalità di chi chiede disperatamente aiuto in condizioni di grave necessità. Non solo si tratta di un atteggiamento umiliante per chi lo adotta, ma rappresenta anche un pessimo modo di proporsi agli altri, limitando le possibilità che le proprie richieste vengano esaudite.
La mentalità giusta è invece quella di credere in se stessi, pensando di proporre un "prodotto" di buona qualità.